Il mese scorso il blog online prontopro.it mi ha contattato per avere un’intervista che trattasse il mio lavoro di fotografo professionista e il modo in cui lo faccio.
Divertito all’idea di risposndere alle loro domande, ho pensato potesse essere un bel gioco a cui partecipare. “Certo, Alessandra, mandami pure le domande!”. Tempo qualche ora e le ho spedito le risposte, non ho resistito alla tentazione di parlare del mio lavoro e di cercare di trasmettere tutta la sorprendente passione con cui lo faccio. Sorprendente, in primis, per me.

Ecco cosa ci siamo raccontati io e Alessandra, la giornalista. Potete leggere anche direttamente dal loro portale attraverso questo link: intervista Riscatto Fotografico.

 

Fotografia: generi, competenze e punti di vista

Negli ultimi anni, con l’avvento delle nuove tecnologie e dei social network dove è possibile mostrare i propri scatti, sempre più giovani desiderano diventare fotografi.

Ma come si diventa fotografi professionisti? Quali sono le aree di competenza di questo campo? Cristiano Freschi, titolare di Riscatto Fotografico di Parma ci racconta la sua storia.

Cristiano, padre della piccola Leda, è nato a Clusone (BG) il 28 maggio 1974 e si è trasferito Parma 25 anni fa.

Il suo studio Riscatto Fotografico (di seguito RF) è nato nel 2012 ed è il frutto di un sogno lungo e tardivo nel manifestarsi. “Sono ingegnere di studi e ho lavorato in quel settore per dieci anni – racconta – ad un certo punto ho detto basta,  e da lì è sorto RF”.

É una ditta individuale, Cristiano lavora da solo anche se ama lavorare in gruppo: “La fotografia è spesso un lavoro in team: c’è il fotografo, make up artist, hair stylist, stylist, assistenti, digital assistant, ecc. Nei progetti in cui mi posso avvalere di professionalità differenti, le cerco. É fondamentale per me avere le mie idee realizzate in maniera precisa e professionale: questa accuratezza la trovo solo affidandomi a coloro chehanno un mestiere”. Alla base c’è la ricerca dell’ideale di perfezione: voglio lavorare con professionisti per dare valore ai miei progetti. Anche se – aggiunge – purtroppo questo non è sempre possibile”.

La motivazione che ha spinto Cristiano a scegliere questo campo è stata la sua grande passione: “Da quando faccio questo mestiere mi sembra di non lavorare mai nonostante passi in ufficio la maggior parte del tempo della mia vita” dice.

Perché rivolgersi ad un fotografo professionista

Gli abbiamo poi chiesto quali sono i vantaggi derivanti dal rivolgersi ad un professionista in grado di raccontare storie tramite fotografie uniche.

Ci spiega che parte della sua quotidianità è trascorsa a studiare, direttamente o indirettamente, la fotografia: “Guardo, leggo, provo, sbaglio, riprovo, gioco”.

Cristiano studia come la fotografia si muove nel mondo, quali nuove tendenze assume e, se esse toccano le sue corde, cerca di farle sue.

Sono 25 anni che uso macchine fotografiche e credo fortemente che tutto questo abbia dato tanto alla mia fotografia – prosegue – permettendomi di metterlo a disposizione dei miei clienti. Lo scopo è che il cliente colga differenze rispetto a fotografi che, per necessità, non hanno il tempo (e la profonda passione) per dedicarsi così appassionatamente al grande mondo dell’immagine”.

Secondo Cristiano affidarsi ad un professionista non è sempre un certificato di garanzia. Dice di conoscere qualche amatore più bravo di alcuni colleghi.

Consiglia sempre ai suoi potenziali clienti di conoscere il professionista, il fotografo, a cui pensano di affidarsi. Di “annusarlo” e cercare di capire la sua professionalità globale e di non basarsi solo sul prezzo che, pur essendo un elemento di scelta, non deve essere il solo.

Questo è un elemento che appare ovvio, ma troppe volte facciamo scelte basate solo sul prezzo nelle nostre scelte quotidiane – dice – forse sarebbe importante che dessimo almeno un uguale importanza anche ad altri aspetti. Scegliamo con consapevolezza! Non è facile ma, almeno quando acquistiamo qualcosa di importante, prendiamoci il tempo di farlo valutando con attenzione”.

Le specializzazioni della fotografia

Abbiamo chiesto a Cristiano in che modo decide quale storia raccontare e come coinvolge i clienti nella definizione della stessa.

Ci spiega che la fotografia è un grande insieme, formato da sottoinsiemi che sono, appunto, i vari e numerosi generi fotografici esistenti:

Esiste il fotografo di matrimoni, di paesaggio, di moda, di cibo, di ritratto, fotografia artistica ecc. ecc. ecc. Spesso c’è una specializzazione in pochi campi, se non uno. Anche perché spesso questi campi hanno radici in comune ma poi necessitano di conoscenze specifiche del genere stesso che solo attraverso una grande specializzazione puoi conoscere profondamente”.

Cristiano ama però addentrarsi in più generi, la curiosità lo porta ad essere attratto dalle nuove sfide e a provare a cimentarsi con esse.

Non esiste quindi un modo unico con cui relazionarsi al cliente. Mettersi in relazione con due sposi o con un responsabile marketing di un’azienda, secondo Cristiano, è molto differente. Così come sono molto differenti le fotografie fornite a queste differenti tipologie di clienti.

Il rapporto con i clienti

Per prima cosa Cristiano ascolta le esigenze del cliente e cerca di capire di cosa ha bisogno. Una volta che pensa di avere capito la persona che ha di fronte e il lavoro di cui ha bisogno discute con lui su eventuali modifiche al suo progetto originario mettendo così a disposizione la sua professionalità per, se possibile, migliorare la sua idea.

Non sempre il cliente ha le idee chiare su ciò che vuole – dice – a volte crede di averle ma poi corregge il tiro una volta che tu gli offri delle alternative. Altre volte invece le direttive sono molto precise e insindacabili: in questi casi ci si limita a realizzare esattamente ciò che hanno in testa, magari apportando quelle minime correzioni che fanno parte del tuo stile ma che devono essere contenute e poco visibili – aggiunge – un po’ come in una ricetta culinaria: in questi casi ti limiti a aggiungere una spezia perché sai che arricchirà l’esperienza del commensale”.

L’obiettivo finale è che sia il fotografo che il cliente rimangano soddisfatti del lavoro fatto. Cristiano ha imparato che, quando sente che uno di questi due elementi manca, è meglio non accettare il lavoro.

Luce naturale o luce artificiale?

In merito ai suoi strumenti di lavoro, Cristiano dice che cerca la luce ma che il naturale o l’artificiale non gli importa.

Non è un fotografo che dice “io lavoro solo con luce naturale perché più vera!”, oppure “io utilizzo solo luce costruita perché così ricreo esattamente ciò che voglio“.

Per cristiano sono valide entrambe le soluzioni, ma ogni lavoro ha una sua anima differente e un budget differente, quindi richiede strumenti differenti.

Lo strumento che realmente gli interessa sfruttare in pieno in un suo lavoro è egli stesso: “ Non amo fare le cose meccanicamente, faccio fatica a non metterci del mio –  racconta – capita a volte di avere a che fare con budget limitati dove in teoria non dovresti metterci idee grandiose (l’idea ha un costo, non è gratis! Anzi, è forse la cosa più preziosa che possiamo mettere in campo. Essa è frutto di tutta la nostra esperienza…): spesso non ce la faccio! Mi dico ok, stavolta faccio qualcosa di semplice, e poi mi ritrovo ad avere un’idea e cercare di svilupparla”.

Infine, gli abbiamo chiesto qual è il genere di storia che preferisce raccontare tramite i suoi scatti fotografici. Cristiano predilige i progetti personali, qualcosa che sia totalmente suo che non debba rispondere a nessuna regola imposta da un altro.

Questo non significa essere soli nel lavoro. Cristiano adora comunque affidarsi a professionisti, sottoporre a loro le sue idee, ascoltare cosa hanno da dirgli a proposito e farsi convincere. “Però il lavoro che preferisco è quel lavoro in cui alla fine dico io “lo facciamo così!” conclude.

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